Non ne ricordo il titolo e meno che mai la casa editrice.
"Insieme", forse.
C'era un sondaggio mensile, niente Twitter o Facebook, per esprimere la propria opinione si lasciava un messaggio in segreteria telefonica.
Tema: lasciarsi.
Argomento un po' oscuro per noi che avevamo appena mollato le vele.
Io dissi: "...mah, credo che sia meglio una civile separazione che una pessima convivenza."
Lei: "mi piace, telefona."
Fatto.
Il premio era un abbonamento gratuito per 12 mesi.
Con quest'ovvietà vincemmo.
Questa frase mi è tornata in mente quando ho saputo di un'altra coppia che non ce l'ha fatta ad invecchiare insieme.
Questa volta risparmio le recriminazioni sul fatto che noi avremmo voluto ma non ci è stato concesso.
E' andata così e basta.
Ho sempre affermato che nessuno avrebbe dovuto parametrare la sua vita sulla mia e non cambio idea.
Terrò la bocca chiusa, cambia la luna e sono in più,
non c'è che da decidersi che non funziona più.
Farò una grossa spesa e ricomincerò.
Sarò di un'altra casa, cambio telefono e città,
gli amici da dividerci, sarà una novità,
la mia valigia pesa ma tutto non ci sta.
Prendo soltanto la mia vita con me
cambiano posto i giorni miei,
col resto fanne ciò che vuoi.
Però un "peccato!" mi scappa.
Ho sempre amato gli happy end.
...

niente è irreparabile (neanche quello a cui penserai dopo aver letto questo commento)!!!
RispondiEliminaBuona settimana
Ciao Luigi, diciamo quasi niente allora. :-)
EliminaNon era una frase banale, credimi.
RispondiEliminaParrebbe scontato forse, ma raramente si concretizza.
Naturalmente Gioia, tutti abbiamo tra le nostre conoscenze od esperienze separazioni che ricordano la guerra Jugoslava.
EliminaResta il fatto che per me rimane un'ovvietà
Come resta il fatto che tra il dire ed il fare... etc.
Bacioni.
Uè! Uèèèèè! è sempre bello passare di qui, sai?
RispondiEliminaCiao Calzino!
EliminaPer me è sempre bello trovarti quando passi!
:-D