Uff... ho sbagliato abbigliamento, un'ora e mezza a strappare trifoglio sotto il sole con la maglia da inverno pesante non è stata una grande idea.
La pensavo più facile, mi ero portato il rastrello pensando di cavarmela con un paio di colpi.
Sticazzì (francesismo, ndt).
Tutto a mano, le radici affondavano di parecchi cm.
Comunque rarefatto il trifoglio nel nucleo centrale, interrate le rose, l'erica ed altra roba verde che non ricordo cosa fosse.
Posizionato un altro saccone di terriccio concimato e seminato 7 o 8 bustine di fiori vari.
Lasciamo fare a madre natura.
(Se ci fossero stati dei testimoni, forse avrebbero potuto sentir pronunciare parole come queste: "se non cresce almeno la metà di tutto questo, amore mio, la prossima volta ti faccio un giro col napalm" però testimoni non c'erano quindi smentisco di aver anche solo potuto pensare qualcosa del genere, nda).
Vada come vada ora aspetto i fiori.
Di posizionare marmo (quand'anche potessi permettermelo) non se ne parla.
Prato, fiori, qualche sasso, vita.
Questo era lei e questo deve restare.
Che poi noi una Rosa del Deserto ce l'abbiamo.
Ha l'età di Kowalski, ce la regalarono Voulaz & Людмила nel 1998.
Non figura nello stato di famiglia ma c'è ancora.
Era sempre un sorriso quando la guardavamo.
Oggi magari assieme al sorriso spunta una lacrima ma lei, la Rosa, se ne fotte.
Ti amerò sempre.
Mi manchi.

