Ora il Lato Oscuro su tutto la sua ombra distende e l'alba è lontana. Ti amerò sempre Wiz.
Il posto più buio è sotto il lampione.
Diario di una guerra perduta.
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Non devo scrivere sull'onda delle emozioni.
Per cui musica rilassante ed aspetto che rientri la piccola.
Solo una nota non riesco a trattenere, dovrei, mi sforzo ma non ce la faccio:
la prossima che mi dice "...non sei tu, sono io...", lascio il mio abituale aplomb.
Sto perdendo il conto delle volte in cui ho ascoltato questa frase.
E' genetica per caso?
Sempre quella, sempre la stessa?
Basta, mi fermo qui.
Questa è la mia vita
Se ho bisogno te lo dico
Sono io che guido
Io che vado fuori strada
Sempre io che pago
Non è mai successo
Che pagassero per me.
[...]
Questa è la mia vita
Certi giorni non si batte
Certi altri meno
E' così che va per tutti.
E non siamo neanche intorno al 10.
Sarà la mancanza di sonno però ci sono giorni in cui quello che vedo non mi piace.
Eppure questa è la mia vita.
Ora.
Oppure perchè l'anno scorso come oggi eravamo qua.
Nebbia, nuvole basse, temporali ma eravamo in un luogo che amavi.
Mancava la tua mamma, volevamo passare da MI al ritorno.
Non ce l'avresti mai fatta a reggere tutti quei km in 2 giorni, a malincuore siamo tornati a casa.
Se va come speravate ve lo siete già spiegato.
Un'amica dice che deve almeno passare un anno, compiersi un ciclo senza di lei per ricominciare.
Oddìo, il 9 luglio come sarà?
Passerò quel ponte quando sarà il momento.
Per ora pensaci ancora tu Liga.
Biologicamente non era la mia mamma.
Nel mio cuore lo è diventata ufficialmente quel 28 gennaio 1989 quando col suo indimenticabile marito mi regalarono la loro 4^ figlia.
Prima le davo del lei.
Le ho voluto bene come se ne vuole ad una madre, me ne volle come ad un figlio.
Non ci sono parole per ringraziarla di tutto ciò che ha fatto per noi.
Lo stereotipo della suocera per lei non ha mai funzionato.
Quella donna era... troppo troppa!
Ora posso solo sperare che sia già a raccontarsela col suo Sposo e sua figlia.
Spero, non ci credo ma spero.
Addio Mamma, grazie.
Non ti dimenticheremo mai.
Giornatona (meteorologicamente parlando).
Scaricato il piccolo assieme ad un amico per il day 1 degli esami fuga al campo 4D.
Ore 7.55', credo di essere l'unico visitatore, parcheggio vuoto.
Solito lavoro, asporto qualche fiore appassito, deporto un po' di lumache, progetto dove mettere un altro vaso, mi faccio divorare da bestie volanti.
Le api non hanno pace, un fiore via l'altro.
Quasi silenzio, qualche ronzio, qualche "toc" da choc termico per il sole già caldo sui marmi, una sirena da 118 e le lame del marmista poco fuori.
Qualche minuto ed una falciatrice si aggiungerà al coro.
Mi siedo, su una tomba di famiglia ma chiedo scusa e lo faccio lo stesso.
Una lieve brezza muove i fiori e le 3 nuove fiammelle che ho acceso.
foto Wiz.
Amore mio, il nostro splendido, inaspettato, meraviglioso piccolo affronta la sua prima battaglia senza te al suo fianco.
Io gli posso dare supporto logistico e morale, la tua splendida amica Carmela gli ha offerto tante armi ma come un giovane Padawan sarà lui a giocarsela.
Non ridere, stamattina non gli ho detto "in bocca al lupo" o "buona fortuna" o "fai il bravo"... no anzi "fai il bravo" si ma quello esce di default.
Gli ho detto "che la Forza sia con te".
Ha sorriso ed è scappato dentro.
La Forza, già.
Con la maiuscola o minuscola non importa, quella che tu avevi e gli hai trasmesso.
Coraggio, spirito di sacrificio, amore scorrono potenti in tutti e 3.
Me lo sono detto così tante volte prima
Ma questa volta penso di dirlo con certezza
Abbiamo raggiunto un punto fermo
Niente ci salverà dalla grande caduta
Abbiamo raggiunto la nostra conclusione naturale
Siamo sopravvissuti all'illusione
Odio trovarmi in queste situazioni
Che richiedono relazioni diplomatiche
Se solo sapessi la risposta
O se pensassi che avessimo una possibilità
O se potessi fermare [tutto] ciò
Impedirei che questa cosa si diffondesse come un cancro
Cosa posso dire? (Non voglio più giocare)
Cosa posso dire? Mi incammino verso la porta
Non riesco a sopportare questa violenza emotiva
Me ne vado in silenzio
Ci abbiamo corso intorno per tutto l'anno
Facendo questo e quello senza concludere niente
Questa sarà l'ultima volta
(Penso di averlo [già] detto l'ultima volta)
Se solo avessi una pozione
Qualche intruglio magico
Che possa fermare [tutto] ciò, lo fermerei
Metterei le ruote in movimento
Cosa posso dire? (Non voglio più giocare)
Cosa posso dire? Mi incammino verso la porta
Non riesco a sopportare questa violenza emotiva
Me ne vado in silenzio
(traduzione ovviamente di 013)
In queste sere il mio compagno è YouTube, ne approfitto per conoscere sonorità nuove e pure per riapprezzare quelle passate.
Anche la nonna è vecchia ma non la butti mica via.
Così come una canzone di 30 anni fa può ancora adattarsi a situazioni attuali.
https://www.facebook.com/AircraftoftheDay/photos
In barba ai temporali previsti e (parzialmente) non arrivati io e Kowalski siamo passati a riaccenderti almeno una fiamma.
Va bene, Wiz era una fumatrice.
Una pesante fumatrice come me.
Però che tu, 30" dopo aver saputo della sua scomparsa a 9 mesi di distanza, voglia controfirmare il referto di una biopsia mai eseguita attribuendo quel carcinoma alle MS, alle West ed alle Pall Mall mi dà parecchio fastidio.
Mi urta che tu come altri, sentenzi tra le righe da chissà che pulpito che "in fondo se l'è cercata".
Non hai neanche chiesto quanto è durata la malattia, se ha sofferto o se era serena.
Tu che un tumore l'hai vinto a caro prezzo e non so che strascichi abbia lasciato un altro ad un componente della tua famiglia.
Vuoi salire in cattedra?
Fallo lontano da me per favore.
Siamo nei dintorni del 10 ed il mio umore è quello che è.
Il ricordo dei bei momenti passati insieme è valso come bonus ma l'incontro di stasera non mi è piaciuto.
Ho preferito tuttavia rimanere in silenzio, scelgo di dare fiato alla tristezza piuttosto che alla rabbia.
Altri particolari li ometto perchè su internet nessuno è mai veramente anonimo e voglio che questo sfogo resti solo mio.
Mio e di Google, ok, ma prima di testimoni reali non ce n'erano.
Probabilmente non ti sei neanche reso conto di cosa dicevi ed a chi lo dicevi.
Ora basta farsi il sangue amaro.
Ieri ed oggi ho falciato pesantemente i fiorellini bianchi ad elica.
Non erano più performanti e cominciavano ad essere troppo invasivi.
Ho quindi liberato il cielo sopra le rose ed i garofani, ritrovato una piantina dimenticata e sepolta sotto il trifoglio.
Deportato un po' di lumache.
A tutt'ora 3 ceri assicurano calore e luce.
Altri fiori stanno per sbocciare, l'anno prossimo sarà meglio prendere nota di ciò che semino.
La fila successiva sta per arrivare, il giardino deve fare bella figura.
Giornata abbastanza in chiaroscuro.
In casa non ho fatto praticamente nulla ad eccezione del pranzo.
Stamattina accompagnato Kowalski a scuola e poi subito al campo 4D per pettinare i fiori e riaccendere i ceri.
Puntata in Prefettura, consegnate le carte per assicurarsi altri 2 anni di licenza di uccidere e poi ridiscesa in Bisiacarìa.
Visto che di tornare non avevo una gran voglia mi sono fermato dal mio amico Paguro.
Si parlava di macchine fotografiche dei nostri tempi.
Proprio stamattina avevo rivisto la borsa di Wiz, pensavo contenesse la sua Canon AE1.
In realtà c'era dentro solo un attrezzo per il macro ed alcuni filtri.
La macchina sarà a MI, se la scambiava spesso con la sua mamma.
Di là dell'avvento delle pocket prima e delle digitali poi eravamo come bianco e nero, Don Camillo e Peppone, lei Canon ed io Pentax.
Io non toccai mai la sua mentre lei forse per farmi piacere scattò qualche immagine con la ME-F.
Non era d'accordo ma ero più bravo io e la mia Pentax era meglio della sua Canon.
Ecco.
Tanto non può più contraddirmi.
Purtroppo.
In realtà lei sapeva fotografare anche in macro (cosa che io non ho mai fatto) e padroneggiava ottimamente le digitali (io a malapena riesco ad accenderle).
Le sue qualità non le scopro certo oggi.
a Trieste nel '96, una Wiz coi capelli insolitamente lunghi.
Poi parlando con l'amica che si occupa ormai dei fiori recisi al campo 4D al ritorno dai suoi affetti lì vicino, scopro che anche lei ha combattuto una bestia.
Per fortuna ha vinto, sono passati abbastanza anni e quindi si può considerare al sicuro.
Quello che mi ha sorpreso (ma non più di tanto, l'avevo già sentito) è che il marito non venne mai a trovarla durante la degenza.
Mi tocca prendere atto che ci sono uomini che hanno paura e per questa non riescono a stare accanto alla persona cui hanno promesso di non muoversi "in salute ed in malattia, nella buona e cattiva sorte... etc."
Non ho titolo per giudicare nessuno ma uno dei miei più grandi rimpianti è essere riuscito a starle vicino H24 solo 50 giorni in legge 104.
9 mesi di quegli 11 li ho impiegati per la maggior gloria del conto in banca dei miei padroni (titolari è solo un modo di dire attuale).
Riuscì lei, già piegata dalla chemio ad assistere me ricoverato in chirurgia a marzo 2011.
Già.
Noi la promessa la intendevamo in modo diverso.
Quello giusto.
ti ho desiderato ardentemente
e ho desiderato
rivedere la tua faccia il tuo sorriso
per essere con te ovunque tu sia
ricordando
il tuo tocco
il tuo bacio
il tuo caldo abbraccio
ritroverò la mia strada per tornare da te
per favore dimmi che mi aspetterai
ancora insieme
ci si sentirebbe così bene
tra tue braccia
dove finiscono tutte le mie giornate
se tu puoi farmi una promessa
se tu la puoi custodire
prometto di venire da te
se tu mi aspetterai
Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col tempo...
O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei piedi...
Queste cose le sai perchè siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,
perchè siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d' azione o di parola,
volando come vola il tacchino...
Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d' orgoglio, mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c'è una vita sola, non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno...
Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell' energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il peccato...
Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
perchè siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri... coglioni!
Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale...
D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare... grattarsi!
Una cara amica mi dice sempre: "tu non hai pazienza".
Non è esatto, non ne ho più.
Non devo dimostrare più niente a nessuno.
Non voglio dimostrare più niente a nessuno.
Sono come sono, qualche pregio, molti difetti ma ognuno si faccia di me l'immagine che preferisce.
Io non mi sforzerò più per fargliela cambiare.
Una stagione è finita, mi piacerebbe ne iniziasse un'altra ma essere patetico no.
No.
Foglio bianco stasera.
Nessun argomento particolare di cui parlare.
Vedrò cosa mi ispira la playlist.
Chiusi i social network.
In questo silenzio spezzato solo dalla musica mi passa anche la voglia di parlare.
Parlare.... scrivere.
2 ragazzi sono in volo fuori ed il piccolo è di là sull'altro computer a guardare un film.
Ok era previsto ed è giusto.
Ciò che non era previsto era l'assenza della chioccia.
Magari saremmo stati in 2 stanze diverse ma non sarebbero mai passati tanti minuti senza che uno si accertasse della presenza dell'altro.
Un ciao, un ti amo, un bacio.
Ora oltre Windows Media Player silenzio
Nota, mi era venuto scritto Widow Media Player.
Anche la tastiera si prende gioco di me.
In questi giorni si fa un gran parlare, spesso a sproposito, della visita dell'attuale Papa a Milano.
In una di quelle precedenti io c'ero.
Con l'SOS, allora militavo in quella di Sesto San Giovanni.
Era maggio 1983.
Il sabato giocavamo in casa, nella piccola Stalingrado, business as usual.
Cominciò a piovere quando già era tutto finito.
Proseguì per tutta notte però.
La domenica a Milano non smise quasi mai... Dio quant'acqua!
Al Gallaratese in una distesa di fango il pubblico era diviso in 4 aree di competenza.
Una specie di quadrato dove i 2 segmenti anteriori erano della Croce Bianca, quello retrostante dx alla Croce Rossa e noi di SOS indietro a sx.
Delle tende si occupava lo SMOM.
Non ricordo un gran lavoro almeno per la mia squadra però pioggia e fango, fango e pioggia.
Quando Mr. Wojtyla se ne andò uscì l'arcobaleno.
Lo interpretai come un presagio, dissi: "l'anno prossimo che torni io non ci vengo".
Fu così, ero a naja a 1500 km di distanza, più lontano non si poteva perchè dal Libano erano rientrati pochi mesi prima.
Scherza coi fanti e lascia stare i Santi.
Ops.
A fine giornata ci radunammo quasi tutti nella sede di SOS Milano, allora in via Copernico per un the caldo.
Scoprii anni dopo che quel giorno c'era anche lei, comodamente al riparo in ambulanza.
Forse mi servì uno di quei the.
Blè.
Nessuna fretta, l'avrei ritrovata pochi anni dopo e sarebbe stata tutta un'altra storia.
Una immagine mi restò impressa. Karol Wojtyla, San Giovanni Paolo II, e Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, Santa Madre Teresa là lontano sul palco, lui svettava, lei così piccola ed entrambi dei giganti.
Non so se la foto che ho trovato in rete sia di quel giorno però rende.
Amore mio, se le nostre strade si sono incrociate altre volte (sappiamo che questa non era la prima) perchè hanno dovuto separarsi così presto?
Comunque niente è come casa.
Ci sono stasera e ci resto per una quindicina di giorni.
Le mie ferie estive che l'azienda ha pensato bene di elargirmi a scuole aperte negandomi quindi il viaggio verso Villarbuà, luogo di sonni tranquilli.
Vabbè, dormirò, pulirò il domicilio e prima di andare a prendere Kowalski a scuola mi concederò un camparino da Carlo.
Sabato scorso ho ritrovato in chat una vecchia amica di mail e di Bisia.com però era un triangolo.
Cioè in chat c'era anche un'altro dei webfriend di FB, americano a stelle e striscie che però non spiccica una parola di italiano almeno quanto me con l'inglese.
Lei faceva la traduttrice simultanea.
Dirlo così forse non sembra altrettanto divertente di quanto è stato invece per noi.
Comunque mi sono sentito tra amici pur senza muovermi da casa.
Qualche giorno dopo UPS mi recapita questo:
assieme ad altri poster ed una rivista dei Top Gun, quelli veri, roba che Jethro Gibbs leggerebbe se esistesse.
E' in inglese.
Ops.
Guarderò le figure.
Il poster lo incornicerò.
Nel mondo reale invece né tempeste né bonacce.
I 2 ragazzi stanziali aspettano la fine della scuola (esami!) e dello stage.
Il Primo Ufficiale attende di poter tornare trasfertista per rifornire il suo conto in banca ormai quasi in debito d'ossigeno.
Qui non si batte chiodo, in autunno vedremo.
Inutile fare programmi a medio-lunga scadenza.
Io?
Buh.
Ho quasi raggiunto un certo equilibrio seppur livellato verso il basso.
Non mi aspetto un granchè più in nessun campo, magari così se dovesse succedere qualcosa di piacevole me la godrei appieno mentre se capitasse qualcos'altro di negativo sarei già nella modalità giusta.
Il vuoto lasciato da lei non accenna a riempirsi.
Da qualche giorno ho ricominciato a piangere più spesso, sarà perchè non riesco ad andare quanto vorrei al campo 4D e prendermene cura.
In fondo so che non passerà mai, è come un infarto, puoi ancora vivere normalmente ma la cicatrice sul cuore resta e fa male.
Sono uscito dalla terapia intensiva, aspetto che qualcosa/qualcuno mi porti fuori dall'ospedale.
Amore mio, in queste notti ti chiamo ancora con tutti i tuoi soprannomi, per sentire almeno la mia voce pronunciare ancora una volta quelle parole.